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Alliata di Villafranca, chi è la nobile famiglia da cui inizia la storia di Duca di Salaparuta?

Spiriti curiosi, irriverenti e innovativi, i nobili Alliata di Villafranca hanno contribuito a gettare le basi della moderna enologia siciliana e non solo. Grandi mecenati, amanti delle arti e della cultura, gli Alliata sono stati protagonisti della storia dell’Isola, contribuendo a far conoscere e amare i vitigni siciliani in tutto il mondo, e costituiscono l’inizio della nostra storia. Scopriamo chi sono…

 

Alle origini con Giuseppe Alliata

Quella degli Alliata è una casata antica le cui origini pisane risalgono al XII secolo, sebbene noi dobbiamo fare un salto alla fine del Settecento per conoscere i protagonisti della storia di Duca di Salaparuta.

Tutto ebbe inizio con Giuseppe, un grande politico siciliano molto amato dal popolo per le sue scelte sempre orientate alla modernità. Non esiterà infatti a schierarsi a favore dell’indipendenza dell’Isola in occasione dei moti del 1821.

 

Giuseppe visse quindi il periodo del declino delle grandi case nobiliari dietro le spinte di rinnovamento rivoluzionario. Ma se è vero che un grande uomo si distingue per altezza d’ingegno, a lui va tutto la nostra ammirazione. Infatti, quando nel 1822 vengono aboliti i privilegi feudali, Giuseppe si dedicò alla gestione dei propri vigneti di Casteldaccia.

Cultore del buon vino, volle mettere in pratica le competenze acquisite durante la permanenza in Toscana in giovane età per lanciarsi nella produzione vinicola, inizialmente per consumo privato – per gli ospiti illustri che ospitava a Villa Valguarnera – ma con la volontà di farne un’attività commerciale a tutti gli effetti. Così nel 1824 imbottigliò un bianco e un rosso che, molto diversi dai vini siciliani dell’epoca, si ispiravano all’eleganza dei vini francesi.

Grazie al suo approccio avanguardistico e al coraggio di osare, la Sicilia scrisse le sue prime pagine di enologia moderna e noi quelle del nostro inizio.

 

Edoardo, Enrico e Topazia Alliata fanno grande l’Azienda di famiglia

La nostra storia prosegue con Edoardo, figlio di Giuseppe e Agata Valguarnera. Anche lui uomo intelligente e ambizioso, seppe trasformare la produzione vinicola avviata dal padre in un’attività imprenditoriale ben strutturata. Costruì le Cantine di Casteldaccia e importò dalla Francia i più moderni torchi del tempo. I vini da lui prodotti diventarono i primi vini siciliani esportati nel resto d’Europa e negli Usa.

Una passione che resistette anche alla fillossera grazie alla visione del Duca Edoardo, che di ritorno dalla Francia portò con sé le barbatelle americane preparando il territorio all’arrivo del temuto parassita. Anni dopo, mentre in tutta Italia la fillossera distruggeva i vigneti, nei suoi terreni il paesaggio si colorava di verde, con una distesa di viti in piena produzione.

 

A proseguire l’attività di Edoardo è il nipote Enrico, il Duca. Ma chi fu veramente questo padre dell’Enologia moderna? Un visionario come pochi altri.

Sempre alla ricerca di nuovi macchinari per migliorare la produzione, Enrico diversificò le etichette e aggiunse nuovi prodotti. Grazie alla passione con cui si dedicò al vino, arrivarono prestigiosi premi e i vini prodotti a Casteldaccia furono serviti alla corte dei Savoia, nelle ambasciate italiane all’estero e durante la Santa Messa. Ma il vino era solo uno dei suoi molteplici interessi.

 

Nel corso della sua vita si divise infatti tra produzione vinicola, filosofia – frequentava il Circolo filosofico di Pojero a Palermo – e avanguardismo culinario. Curioso e vero, scrisse Cucina vegetariana e naturismo crudo, uno dei primissimi testi in materia di alimentazione vegetariana e sana, già nel 1930, per il quale lo possiamo considerare un pioniere delle più moderne filosofie dietetiche.

Nei suoi banchetti a Villa Valguarnera non mancavano infatti i vini provenienti dai suoi vigneti e neanche pietanze raffinate cucinate usando ingredienti di natura vegetale, con particolare attenzione al crudismo e alla cura nella presentazione.

 

Giungiamo fino all’ultima degli Alliata alla guida dell’Azienda, Topazia, figlia di Enrico e della cilena Sonia de Ortúzar. Enologa esperta ma anche pittrice, scrittrice e gallerista, Topazia fu una delle figure femminili più emblematiche del XX° secolo. Da buona Alliata, fu refrattaria alle scelte ordinarie. Giovanissima aderì a un movimento pittorico d’avanguardia e frequentò la Scuola Libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. I suoi amici venivano dal popolo e si chiamavano Nino Franchina e Renato Guttuso.

Anche il marito che scelse fu uno sconosciuto intellettuale fiorentino, Fosco Maraini, poi divenuto uno dei più grandi antropologi del Novecento. Insieme si trasferirono in Giappone e qui vennero internati in un campo di prigionia per non aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana dopo il ‘43. Finita la guerra e la terribile esperienza del campo, Topazia tornò in Sicilia alla guida delle cantine di Casteldaccia. Abile anche nella conduzione dell’Azienda di famiglia, a lei si deve la nascita di un bianco raffinato ed elegante come Colomba Platino.

 

Con questo heritage alle spalle, come non possedere la passione per le strade poco battute e per le più avvincenti sfide enoiche che ci contraddistingue? Dopo quasi 200 anni, l’anima visionaria che caratterizzava la famiglia Alliata continua ad infiammare l’Azienda e ci porta, anno dopo anno, a sviluppare nuovi progetti enologici e non solo.

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