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Il Primo Vino Florio

Florio e il Marsala sono un’anima unica eppure adesso, all’interno delle Cantine che hanno fatto la storia del Marsala nel mondo, è stato imbottigliato anche il primo Vino Florio.
Forma primigenia delle uve Grillo provenienti dalle coste di Trapani, presentato al Vinitaly 2023, questo bianco è destinato a sorprendere. Continuate a leggere e scoprirete il perché.

 

L’Origine in bottiglia

Florio ha creato un vino bianco.
La scelta di imbottigliare questo vino da parte della Cantina simbolo del Marsala non nasce per caso e neppure per il semplice desiderio di regalare agli appassionati un nuovo esercizio di enologia, capace di offrire una versione personale e tipica del Grillo. Si tratta bensì di un atto che si inserisce con coerenza nel grande progetto culturale che è la creazione del Marsala e la sua evangelizzazione. Un pezzo del puzzle dunque, che Florio ha deciso di condividere.

Perché in effetti il Vino Florio esiste da sempre, è vecchio tanto quanto le Cantine Florio, perché è l’inizio, l’incipit da cui i nostri Marsala hanno origine. Solo che fino a pochi mesi fa rimaneva celato, custodito dalle Cantine e conosciuto da pochi.
Ma esattamente come il Vino Florio esaudisce il grande disegno enologico che è il Marsala?

 

Iniziamo dal principio

Nei vigneti a ridosso delle coste di Marsala, è un’arte agro-marina che plasma gli acini e alleva frutti carichi di sentori di mare. La stessa arte fa tesoro del sole ardente di Sicilia per innalzare il tenore zuccherino delle uve e farle crescere succulente, portando il frutto a una maturazione completa in tutte le sue parti costituenti, dal raspo al vinacciolo, alla buccia. Il risultato di questo allevamento totalmente incentrato sulla naturalità è un’uva dal ricco corredo polifenolico.

 

È il coraggio di osare già in vigna, con la vendemmia tardiva, che segna il percorso organolettico di un futuro Grillo dal carattere “evolutivo”, il Grillo dei Marsala Florio. Le uve vengono infatti vendemmiate solo quando hanno raggiunto il perfetto grado di sovra-maturazione per giungere poi in Cantina.
Qui, nell’intimità del Baglio, ha inizio un esercizio enologico di artigianato estremo che racconta di energiche forze di estrazione mediante l’uso del torchio tradizionale con l’unico obiettivo di rubare all’acino di Grillo la sua anima e trasferirla in mosti carichi di colore, che sanno di estrema sapidità marina.

 

L’atto creativo procede con la fermentazione in cemento, ritmata da irregolari ossigenazioni cadenzate dell’Enologo che, mettendo in pratica a ogni passo un’enologia dell’ascolto, riconosce e attende i tempi dei singoli processi per creare un vino ricco, dall’alta gradazione alcolica e dall’intenso profumo di salsedine e di campi fioriti: il Vino Florio.

 

Il primo atto evolutivo: il Vino Florio

Questo bianco non è altro che la prima evoluzione del Grillo proveniente dalle coste marsalesi, pronto per incontrare l’alcool, per innamorarsi e iniziare un lungo percorso di affinamento, fatto di geografie e pellegrinaggi all’interno delle Cantine – dettati da precise scelte creative di enologia – e destinato a creare i nostri Marsala.

Il Vino Florio è pertanto la prima espressione liquida delle Cantine Florio che diventerà Marsala. Florio ha deciso di imbottigliarlo prima dell’innamoramento per far conoscere anche a chi non vive giorno dopo giorno le Cantine un prodotto straordinario che per lungo tempo è stato degustato nella sua impareggiabile organolettica solo da chi cammina quotidianamente tra le navate. Ecco perché il Vino Florio è il tassello fondamentale che mancava per raccontare il Marsala in modo esaustivo.

Imbottigliato in quantità limitatissime, le Cantine Florio vi permettono di scoprire qualcosa di esclusivo.

 

Degustazione del Vino Florio

Un bianco non filtrato dal giallo acceso e vibrante, in continua evoluzione organolettica in funzione del tempo e dello spazio, ma che può assumere sfaccettature diverse anche a seconda del vostro stato d’animo. Proprio come ogni Marsala Florio, il suo carattere evolutivo lo trasforma in un calice che inebria e racconta la sua storia, ma da prospettive diverse a seconda di chi lo assapora.
Verticale e coinvolgente, sa di mare, di zagara e gelsomino e porta la Sicilia nell’anima. Al palato è pieno ed estremamente sapido.
Un bianco inusuale, un Grillo che fino a poco tempo fa era una creazione intima, oggi è pronto ad ammaliare chiunque lo assapori.

 

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